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Le fate di Arlington Row

arlington row

Bibury era un quadro. I tetti dei piccoli cottage spiccavano oltre il verde intenso del paesaggio circostante. La primavera – delicata lady dal tocco rosato – era finalmente pronta ad esplodere, portando con sé i tipici, dolciastri profumi di sempre: viole del pensiero, rose rampicanti e opulenti cespugli di rose antiche, fiori di campo, campanule e morbide pratoline. Sembrava di scorgere da un momento all’altro piccoli esseri fatati immersi in una danza leggiadra e perpetua. Quella settimana mi trovavo a Bibury per i miei studi. Avevo sentito diverse storie interessanti sul posto e desideravo approfondire le ricerche. Londra brulica di ciarlatani e le voci – sapete come sono – si diffondono facilmente, specie quando non sono fondate. Ma una cosa era certa: se qualcosa di misterioso abitava davvero quel delizioso villaggio inglese, avrei fatto di tutto per portarlo alla luce. La fate non si lasciano intravedere da chiunque. Sono esserini dispettosi, si, ma dal cuore puro. Ecco perché le uniche persone in grado di percepire la loro piccola, scintillante presenza sono i bambini e coloro che – con grande coraggio e occhi sempre aperti alle meraviglie segrete del mondo – custodiscono ancora un animo candido e luminoso.

 

Erano le cinque in punto di un venerdì pomeriggio qualunque e passeggiavo lungo la via principale, Arlington Row. Da un lato le mura dei cottage facevano da sfondo ai miei pensieri, finchè, passo dopo passo, lo sguardo perso nella campagna circostante, scorsi un minuscolo luccichio tra l’erba di campo. In quel preciso istante mi sentii chiamare. Mi voltai e, alle mie spalle, dalla finestra di un grazioso cottage, apparve un vecchio signore dall’aria svampita. Avvicinandomi mi accorsi che mi invitava ad entrare. Dimenticai ciò che avevo visto poco prima nel prato là fuori, per immergermi completamente in quell’atmosfera d’altri tempi. Attraversai l’uscio e mi ritrovai in una stanza dai soffitti bassi, con bianche mura ricoperte in parte di un’antica e consunta carta da parati. Dalla stufa a legna salivano densi fumi bianchi provenienti da sbuffanti bollitori ramati che custodivano chissà quali segreti nel loro aspetto vetusto. “Lei è qui per un motivo, Miss…” si affrettò a dire. La sua voce era misteriosa, ma decisa, come se sapesse esattamente chi ero, cosa cercavo in quel luogo. Mi sedetti su una piccola poltrona di velluto, il cuore che batteva come un tamburo. Ero incantata.

 

Continua il racconto all’interno del mio prossimo libro “Vintage – Una storia d’amore per la vecchia Inghilterra”.

4 commenti

  1. Rispondi

    lela196927

    11 giugno 2018

    Ciao Clelia ma questo libro è in vendita?

    • Rispondi

      Clelia

      14 giugno 2018

      Ciao cara 🙂 si, è in preordine, il titolo è Vintage – Una storia d’amore per la vecchia Inghilterra.

  2. Rispondi

    Clelia

    20 aprile 2018

    Arriverà prestissimo, Maristella. 🙂 Un abbraccio

  3. Rispondi

    Maristella Franchi

    20 aprile 2018

    Non vedo l’ora che sia pubblicato x poterlo comperare!!!!!

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